7 Maggio 2008

Governo-fulmine: Berlusconi presenta la lista dei ministri appena ricevuto l’incarico

Non era mai successo in Italia: il Presidente del Consiglio non appena ricevuto l’incarico di formare il nuovo Governo dal Capo dello Stato si presenta ai giornalisti con già in mano la lista dei ministri. Nessuna riserva nell’accettare l’incarico, nessuna attesa per stilare l’elenco dei ministri (solo 12 contro i 18 del Governo Prodi!): nel momento stesso in cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito l’incarico a Silvio Berlusconi di formare il nuovo Governo il Cavaliere aveva in mano la formazione completa del nuovo esecutivo. Se il buongiorno si vede dal mattino questo nuovo Governo nasce sotto i migliori auspici, se la velocità nel prendere le decisioni continuerà ad essere questa allora, forse, possiamo veramente sperare che l’Italia esca dalla crisi in cui si trova.

Ecco dunque l’elenco dei ministri del nuovo Governo:

Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
Gianni Letta

Ministri con portafoglio
Esteri: Franco Frattini; Interno: Roberto Maroni; Giustizia: Angelino Alfano; Economia: Giulio Tremonti; Difesa: Ignazio La Russa; Sviluppo economico: Claudio Scajola: Pubblica istruzione: Maria Stella Gelmini; Politiche agricole: Luca Zaia; Ambiente: Stefania Prestigiacomo; Infrastrutture: Altero Matteoli; Welfare: Maurizio Sacconi; Beni culturali: Sandro Bondi.

Ministri senza portafoglio
Riforme
: Umberto Bossi; Semplificazione: Roberto Calderoli; Attuazione Programma: Gianfranco Rotondi; Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi; Pari Opportunità: Mara Carfagna; Affari regionali: Raffaele Fitto; Politiche giovanili: Giorgia Meloni; Rapporti con parlamento: Elio Vito; Innovazione: Renato Brunetta.

7 Maggio 2008

Obama stravince in North Carolina, Clinton vince (di poco) in Indiana

Se non ha sferrato il colpo decisivo all’avversario, ieri Barack Obama c’è andato molto vicino: per una volta ha vinto uno stato “grande”, la Carolina del Nord, 112 delegati in palio, con un margine di 14 punti su Hillary Clinton. In Indiana, dopo un avvio che sembrava preludere a una facile ed ampia vittoria della ex First Lady contro Obama, il distacco si è ridotto ai minimi termini alle prime ore dell’alba. Hillary alla fine ha vinto per una differenza di 10.000 voti, con il 51% contro il 49% di Obama. Un risultato questo dell’affermazione in Nord Carolina e del “contenimento Clinton” in Indiana, che aveva solo 72 delegati disponibili, che migliora certamente la sua posizione, gli consente di archiviare il “caso” Wright”, il suo imbarazzante pastore, ma che, almeno per ora, non cambia il quadro di fondo. Hillary, con un’altra vittoria in tasca, è sempre meno intenzionata a mollare: «Questa notte a Indianapolis ho la strada spianata per la Casa Bianca» ha detto ieri notte al comizio della vittoria in Indiana.
A questo punto il rischio è evidente: la corsa si farà sempre più tesa, imprevedibile, al punto che l’impasse potrebbe durare ben oltre la scadenza del 3 giugno, quando si chiuderà la stagione delle primarie. Con un pericolo: quello di non riuscire a trovare l’accordo prima della Convention di Denver, alla fine di agosto. E’ questo lo scenario più temuto dai vertici del partito. Già ora questa situazione sta logorando il partito. Il rischio è quello di una spaccatura, di alienare importanti sacche di voti, fondamentali per la vittoria a novembre, qualunque sarà il risultato: se dovesse affermarsi Barack, quella classe operaia bianca, i colletti blu della grande provincia americana potrebbero disaffezionarsi e migrare verso il partio repubblicano. Se vincerà Hillary, verrà a mancare quasi certamente l’appoggio del voto afroamericano e quello dei giovani, mobilitati come mai era successo in passato attorno al partito democratico dal giovane senatore nero dell’Illinois.
Ma questo è lo scenario più complicato, pessimistico, temuto dal presidente del partito Howard Dean, che ieri ha affermato quanto sarà importante «chiudere la corsa entro la fine di giugno con una dichiarazione di voto molto chiara da parte di tutti superdelegati». Questo per non arrivare a Denver con troppe sorprese. Si aggiunga che, da un punto di vista numerico, se Obama resta fermamente in sella alla graduatoria nazionale.
Fra qualche ora, a conteggio ultimato Obama emergerà con il maggior numero di delegati non solo in Carolina del Nord, ma forse anche in Indiana, dove le sue vittorie sono avvenute in contee più ricche di delegati. «Oggi abbiamo avuto un messaggio chiaro la Carolina del Nord vuole che si cambi chi sta a Washington… e noi lo faremo» ha detto Obama raggiante «di nuovo ha prevalso l’unità il superamento delle differenze… un messaggio positivo»… ha detto ancora Obama. Il suo vantaggio complessivo secondo le prime proiezioni potrebbe aumentare a 165 delegati contro i 150 che aveva ieri, con un conteggio preliminare che lo porta per ora vicino ai 1.860 delegati contro i 1.696 calcolati per ora per Hillary. Nell’equilibrio politico che si è andato formando nelle ultime settimane tuttavia, la vittoria di Hillary resta molto importante. E’ lei che resiste, che risale la china, che dimostra di poter far molto bene in stati chiave, rappresentativi di una buona fetta dell’elettorato americano medio basso. Soprattutto, Hillary ha dimostrato che il tempo è stato con lei galantuomo, mentre Obama sulla distanza ha ceduto, quanto meno sul piano dell’immagine, della forza. Per questo è difficile immaginare che Hillary molli la presa proprio ora. Il suo obiettivo diventa a questo punto molto chiaro: impedire che Obama riesca a raggiungere la soglia chiave dei 2.025 delegati al 3 giugno, che gli consentirebbe di avere la nomination assicurata. Impresa difficilissima. Restano infatti disponibili nelle sei primarie che rimangono 217 delegati in stati come il Montana e il Sud Dakota dove l’ex First Lady potrebbe far bene. Se riuscirà a convincere anche un numero sufficiente di supedelegati a votare per lei, non otterrà lo stesso la maggioranza necessaria, ma sarà riuscita a indebolire ulteriormente il suo avversario. E queste elezioni per la Casa Bianca del 2008, potrebbero fare di nuovo storia: a contedersi la nomination, per la prima volta nella storia sono rimasti un afroamericano e una donna, ma, se si arriverà fino a Denver per scegliere il candidato, si tratterà della prima volta dal 1932, quando Franklin Delano Roosvelt non riuscì a mettere insieme la maggioranza necessaria. Sappiamo però che ha poi vinto. E che è stato uno dei più grandi presidenti americani di tutti i tempi.

6 Maggio 2008

Clinton Obama, scatta l’ora della verita’

Riparte la sfida fra Barack Obama e Hillary Clinton per l’investitura del partito democratico come candidato alla Casa Bianca. Si vota in Indiana e Carolina del Nord: l’ex first lady Hillary Clinton e il senatore dell’Illinois Barack Obama si sono scontrati di una campagna senza sconti.
L’incremento dei prezzi del carburante ( in california si sfiorano i 4 dollari al gallone) e le strategie per riportarli sotto controllo, la guerra in Iraq, la crisi economica americana, la reciproca “eleggibilità”.

Ogni argomento è stato utilizzato da Clinton e Obama per colpire l’ avversario in vista del voto odierno.
Siamo di fronte ad una tappa fondamentale di questa campagna elettorale, che sembrava dovere arrivare a un punto decisivo gia’ dopo il “super tuesday”, quando oltre 20 stati sono andati al voto contemporaneamente lo scorso 5 febbraio, poi dopo le primarie (Washington D.C., Maryland e Virginia il 12 febbraio), quindi dopo il voto in Texas, Ohio e Rhode Island il 4 marzo e infine dopo la Pennsylvania, due settimane fa.
La situazione potrebbe non cambiare molto neache dopo il voto di oggi. In gioco in Indiana e Carolina del Nord ci sono rispettivamente 72 e 115 delegati, oltre a complessivi 32 “superdelegati”, che possono scegliere per chi votare alla convention di fine agosto, e i sondaggi danno Clinton avanti in Indiana in media di poco meno di 5 punti e Obama avanti in Carolina del Nord, con una media di oltre 6 punti, comunque meno dei 20 punti di distacco che era arrivato ad avere nelle scorse settimane. La partita è tutta aperta dunque, con Clinton costretta a vincere in modo convincente in Indiana e a contenere le perdite, meglio ancora a strappare un’inattesa vittoria, in Carolina del Nord per mantenere vive le proprie speranze elettorali, rinnovate con il buon risultato della Pennsylvania.

La “menzonia” rifilata agli americani dalla Clinton riguardo al fuoco nemico sotto il quale si sarebbe trovata in Bosnia, e smentita successivamente da una foto in cui la si ritraeva tutta sorridente insieme al marito Bill, non ci piaciuta affatto.

Se ha mentito su una simile stupidaggine, chi ci dice che non lo rifara’ su questioni ben piu gravi una volta eletta alla casa bianca?

SI attende con ansia il verdetto di Inidiana e North Carolina, e ci aspettiamo una risposta ferma e decisa da parte dell’ elettore.

Se uno dei due candidati stravincesse a sorpresa in tutti e due gli Stati la situazione potrebbe cambiare: anche se nessuno dei due comunque arriverebbe ai 2.025 delegati necessari per vincere la nomination, i “superdelegati” ancora indecisi (oltre 200 dei 795 totali) potrebbero infine prendere una posizione, evitando di trascinare la decisione fino alla fine delle primarie o, peggio ancora, fino alla convention di fine agosto, fatto che secondo il partito sarebbe estremamente dannoso e finirebbe per avvantaggiare il senatore dell’Arizona John McCain, candidato repubblicano per la Casa Bianca.
Lo scenario forse più probabile è che questa sera i due rivali si trovino ancora nella situazione attuale, che vede Obama in vantaggio in termini di delegati (al momento 1.607 per Clinton e 1.743 per il senatore di Chicago), senza però essere riusciti ad assestare il colpo del ko, rimandando tutto alla prossima tappa cruciale.

28 Aprile 2008

Roma sdogana la destra: Alemanno sindaco

Per decenni la sinistra italiana ha demonizzato la destra paventando il pericolo fascista, perfino sui libri di testo si intimorivano i giovani studenti scrivendo del male compiuto dai regimi nazi-fascisti nella prima parte del XX secolo dimenticandosi completamente di scrivere alcunché di quello che i regimi comunisti hanno fatto non per un ventennio ma fin quasi ai giorni nostri.

Roma non è più stata guidata dalla destra fin dai tempi del fascismo non perché i sindaci di centro-sinistra avessero fatto un buon lavoro e si meritassero di essere riconfermati (o perlomeno non solo per questo) ma perché si è sempre demonizzata la destra come post-fascista (quando dall’altra parte ci sono tutt’ora partiti che riescono a definirsi orgogliosamente comunisti!). L’MSI era il partito dei fascisti, c’era da vergognarsi a votarlo. Poi c’è stata la svolta di Fiuggi con la nascita di Alleanza Nazionale ma comunque lo sdoganamento era stato solo parziale: non era vergognoso votare per AN perché il partito era ben ancorato a partiti più moderati come Forza Italia e UDC. Oggi invece, con la vittoria di Alemanno (uomo di destra, non di centro-destra), finalmente è arrivato lo sdoganamento totale: si può votare per la destra ed essere orgogliosi di farlo!

E allora un plauso a Gianni Alemanno che ha dato il via ad un vero vento di novità e che porterà, ne siamo certi, alla candidatura di Gianfranco Fini come successore di Berlusconi alla guida del centro destra. Ci vorrà ancora qualche anno ma al termine del mandato che ha appena ottenuto il Popolo della Libertà il nuovo leader candidato premier sarà Fini, primo uomo di destra a candidarsi alla presidenza del consiglio dopo Mussolini.

15 Aprile 2008

Liberali al Governo, comunisti fuori dal Parlamento: l’Italia diventa un Paese normale

Quando, fino a venerdì, Silvio Berlusconi diceva che il Popolo della Libertà avrebbe avuto un margine di 10 punti sul Partito Democratico nessuno voleva credergli. E quando, alla chiusura delle urne, sono usciti i primi exit polls che davano uno scarto tra i due schieramenti del 2 per cento tutti hanno pensato che la sicurezza dimostrata negli ultimi giorni di campagna elettorale dal leader del centro-destra fosse solo una boutade elettorale. Ma con l’arrivo dei primi dati reali e delle prime proiezioni si è capito che Berlusconi non stava bluffando e che la vittoria dello schieramento moderato era schiacciante. Clamorosi sono stati, oltre al divario tra le due coalizioni, anche l’affermazione massiccia della Lega Nord (che ha raddoppiato i suoi voti arrivando ad essere il terzo partito politico italiano) e, soprattutto, la sparizione dei comunisti dal Parlamento (certo, in ritardo di quasi vent’anni rispetto al resto del mondo ma meglio tardi che mai!).

Con la sparizione dei comunisti e la vittoria ai liberali l’Italia si appresta finalmente a diventare un Paese normale nel cui Parlamento sono presenti due grandi partiti: uno liberale (Il Popolo della Libertà) e uno socialdemocratico (il Partito Democratico). C’è poi la Lega Nord che è un partito territoriale (e in questo non siamo un’eccezione, partiti territoriali anche grandi sono presenti in molti Paesi) e due piccoli partiti (UDC e Italia dei Valori) che probabilmente andranno a scomparire già con le prossime elezioni.

Non nascondiamo di essere soddisfatti del risultato elettorale (lo si può capire dall’appello al voto che abbiamo fatto domenica sera ad urne aperte), ora speriamo che il nuovo Governo attui il programma che ha presentato agli italiani iniziando con l’affrontare (e si spera risolvere) il problema dei rifiuti a Napoli, per poi proseguire con l’applicazione dell’ottimo programma fiscale presentato da Giulio Tremonti. Se l’esecutivo guidato da Berlusconi riuscirà a mettere in pratica il proprio programma l’Italia potrà gradualmente uscire dalla crisi nella quale è precipitata negli ultimi due anni. Speriamo sinceramente che ciò accada.

13 Aprile 2008

In pieno «silenzio elettorale» vi diciamo per chi votare!

Volete tornare a vivere in un Paese libero dove chiunque può esprimere le proprie idee ed ascoltare quelle degli altri? Volete mettere fine a due anni in cui il Governo ha tentato in tutti i modi (per fortuna senza riuscirci) a tappare la bocca alla libera informazione? Volete continuare a sentire voci libere come la nostra?

La scelta è una e solo una:

votare liberale che in Italia vuol dire votare

Il Popolo della Libertà

Qualunque altro voto andrebbe contro un’Italia più liberale: votare per i piccoli partiti del centro-destra equivale a non votare (in quanto nessuno dei partiti minori del centro-destra è accreditato di percentuali che possano raggiungere lo sbarramento del 4%); votare per il centro-sinistra o per la sinistra equivale a consegnare il Paese a quelle forze che in questi due anni hanno posto le basi per limitare la libertà di informazione, soprattutto quella che passa attraverso internet (hanno già posto le basi ed ora sarebbero pronti ad attuare nell’immediato futuro provvedimenti che limitano la libertà di informazione!).

VOTATE LIBERALE OGGI PER ESSERE LIBERI DOMANI!

VOTATE PER IL POPOLO DELLA LIBERTÀ!

10 Aprile 2008

«Cercherò di esprimermi con parole semplici» di Joan Lui

«Cercherò di esprimermi con parole semplici: il mondo è un insieme di corporazioni, che formano tutt’intorno alla crosta terrestre come uno spessore di merda, stratificato su tutte le nazioni; e questa merda l’avete messa voi!

Da principio avete formato i partiti, ognuno sotto un nome altamente ideologico, altrimenti come si potevano imbrogliare i popoli? Dobbiamo essere tutti uguali dice qualcuno di questi partiti, nessuno deve essere inferiore all’altro: solo così non ci saranno più poveri. Ma se nessuno è inferiore vuol dire che non ci sarà mai uno superiore, quindi dobbiamo essere tutti alti uguali, tutti grassi uguali, tutti con gli occhi celesti. [...] Perciò è una ipocrisia quella dei partiti quando dicono che vogliono eliminare i poveri; certo, loro vogliono eliminarli, e infatti i russi e gli americani è questo che stanno studiando: stanno vedendo se possono eliminarli in un colpo solo.

Allora voi mi direte: La colpa è tutta dei partiti… No amici, la colpa è solo vostra! I partiti all’inizio sono tutti in buona fede, perché nascono sotto la spinta di un purificante momento di chiarezza, che poi svanisce col subentrare di uomini sbagliati chiamati ad amministrare questi partiti. Ma dove sono questi uomini sbagliati? In mezzo a voi sono questi uomini sbagliati, in mezzo a voi del popolo e voi non li riconoscete, anzi vi confondete con loro perché voi per primi siete dei criminali e dei disonesti e non avete voglia di lavorare e volete il divertimento facile e incolpate i vostri capi che vi governano pur sapendo che in loro si rispecchia la vostra criminalità e il vostro modo di essere! Il capo di un popolo è come il titolo di un libro nel quale è racchiuso il significato di tutte le sue pagine. Per cui se io ho un libro fatto di pagine bianche dove su ogni pagina non c’è scritto niente, il titolo giusto per questo libro sarà NIENTE, perché solo con un titolo del genere è possibile rappresentare il significato di quelle pagine, perché non c’è scritto niente! Quindi, se i vostri capi che vi governano saranno dei criminali, non saranno altro che i rappresentanti di una espressione criminale radicata nel popolo!

Voi adesso siete lì, uno dopo l’altro, e dalle vostre case mi state ascoltando e mi guardate come uno che ha la fortuna di recitare davanti a tanta gente e, lo so, invidiate il posto che occupo, senza badare al senso delle parole che da questo posto vi sto dicendo. Ma sappiate che non me ne frega proprio niente della vostra ammirazione e dell’impalcatura che secondo voi mi avete costruito! Non me ne frega niente di avere dei seguaci i quali reputo disonesti! Voi li avete scelti con meticolosa attenzione i vostri leader e li avete innalzati, obbligandoli a pensare come voi, e quando non la pensavano come voi li avete uccisi come avete ucciso Cristo! E lo uccidereste ancora se lui fosse qui, anche per molto meno di trenta denari.»

5 Aprile 2008

Come si vota il 13 e 14 aprile: breve guida al funzionamento della legge elettorale

Ad una settimana dal voto è bene fare un po’ di chiarezza sull’intricato sistema elettorale italiano. La legge  proposta dal Sen. Roberto Calderoli prevedeva originariamente premi di maggioranza su base nazionale sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica, in questo modo era possibile garantire che il partito o schieramento che avesse raggiunto la maggioranza relativa dei voti avrebbe ricevuto il 55% dei seggi. Questa proposta venne però bocciata dal Presidente della Repubblica in quanto la Costituzione Italiana prevede che i seggi per il Senato vengano assegnati su base regionale. La conseguente modifica rese la nuova legge elettorale non più in grado di garantire una solida maggioranza al Senato e produsse i risultati di sostanziale pareggio alle scorse elezioni politiche del 2006. Questa modifica stravolse a tal punto lo spirito originario della legge da portare il suo stesso autore a definirla Legge Porcellum. Purtroppo, nonostante subito dopo il voto che portò Romano Prodi alla guida del Governo tutti dissero che fosse prioritario rivedere la legge elettorale, in due anni nulla è stato fatto (tralasciamo di dire per quale motivo in quanto un po’ tutti i partiti politici hanno avuto le loro responsabilità). Sta di fatto che anche quest’anno dovremo andare a votare con questa legge e quindi dovremmo cercare di esprimere le nostre preferenze per massimizzare il risultato con i complessi meccanismi che questa legge prevede.

Vediamo allora, a grandi linee, come funziona il Porcellum. Alla Camera dei Deputati, come detto, il premio di maggioranza viene assegnato a livello nazionale e quindi è garantita la maggioranza assoluta al partito o schieramento vincente. E’ previsto uno sbarramento per garantire che solo i partiti più rappresentativi possano avere deputati eletti, questo sbarramento è posto al 4% su base nazionale. Al Senato della Repubblica il premio di maggioranza viene dato su base regionale e quindi il partito o schieramento che ottiene più voti in una regione avrà il 55% di senatori eletti in quella singola regione. Anche qui è prevista una soglia di sbarramento che però è posta all’8% su base regionale. Ci sono poi altri dettagli che però occuperebbero intere pagine per essere spiegati e sono comunque marginali ai fini dei risultati finali.

In conclusione, in base ai dati finora elencati e tenendo per buoni i sondaggi elettorali, si può dire che solo quattro soggetti politici (Popolo della Libertà*, Partito Democratico*, Sinistra Arcobaleno e Unione di Centro) potranno aspirare ad ottenere seggi in Parlamento, nessuno degli altri soggetti politici è infatti accreditato di percentuali che superino il 4%. Per quel che riguarda il Senato la corsa molto probabilmente sarà ristretta solo ai primi tre soggetti prima citati (PDL*, PD* e Sinistra Arcobaleno) in quanto l’UDC è accreditato di percentuali tra il 5% e il 7% (potrebbe però superare lo sbarramento dell’8% in alcune regioni). Da quanto scritto si può dedurre che solo votando per questi quattro soggetti si concorrerà ad esprimere effettivamente dei voti utili. Se vi chiedete allora come mai ci sono circa un centinaio di partiti che si presentano alle elezioni possiamo rispondervi che i motivi sostanzialmente sono tre: alcuni (pochi) partiti si presentano solo in ambito locale e concorrono per i seggi che vengono assegnati alle minoranze linguistiche (questi otterranno effettivamente i loro seggi in Parlamento), altri partiti puntano a superare l’1% dei voti in modo da poter ottenere i rimborsi previsti per la campagna elettorale (e che possono essere vitali per mantenerli in vita), infine ci sono una schiera di partitini creati ad arte per sottrarre voti agli avversari (nessuno lo ammetterà mai ma tutti i partiti che si presentano con nomi o simboli simili a partiti più grandi e radicati hanno l’unico scopo di confondere gli elettori facendo disperdere il voto con l’intento di non fare raggiungere le soglie di sbarramento, sostanzialmente queste operazioni sono puntate sui partiti che sono poco sopra la soglia e quindi Sinistra Arcobaleno e UDC, infatti sulle schede elettorali troverete un proliferare di falci e martelli e scudi crociati).

Il 13 e 14 aprile tenete conto di tutti questi fattori e state attenti a non sovrapporre le schede perché rischiereste di rendere nulla quella sottostante! Ricordatevi inoltre che la x va tracciata su un singolo simbolo anche in caso di coalizioni e che non va fatto alcun altro segno, pena l’annullamento della scheda.

Buon voto a tutti!

* il PDL si presenta in coalizione al nord con la Lega Nord e al sud con il Movimento per le Autonomie, il PD si presenta in coalizione con l’Italia dei Valori.

18 Marzo 2008

Prodi svende l’Alitalia ai francesi: prezzi da saldo, 10 cent ad azione

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Romano Prodi si dimostra anche stavolta abile svenditore delle aziende di stato (merito suo anche le svendite di Cirio e Alfa Romeo, giusto per citarne un paio) e ovviamente chi ci perde siamo sempre noi italiani. Ma questa volta potrebbe essere peggio, perché oltre al prezzo da saldo (Air France comprerà le azioni al prezzo unitario di 9,9 centesimi di euro) negli accordi c’è anche un prestito per far sopravvivere l’Alitalia per i prossimi mesi (fino all’effettivo passaggio ad Air France). E ovviamente questo prestito lo farà lo Stato italiano (e quindi noi contribuenti) ed è probabile che sarà a fondo perduto. Ma il colpo di genio di Prodi qual’è stato? L’accordo si fa adesso ma l’operazione si concluderà quando sarà già insediato il nuovo governo, quindi tra qualche anno il centro-sinistra potrà tranquillamente imputare al centro-destra (che salvo stravolgimenti dovrebbe vincere le elezioni) questa scellerata svendita ed anche l’uscita dalle casse dello Stato di ben 300 milioni di euro (a tanto infatti ammonta il prestito che il Governo si impegna a fare ad Alitalia). Ovviamente non finisce qui, ci sono altri dettagli come il licenziamento di circa 1600 dipendenti (che potrebbero arrivare però a 7000!) nonché il problema Malpensa, l’aeroporto milanese perderebbe con lo spostamento dei voli Alitalia a Roma gran parte del proprio traffico con ripercussioni su tutto ciò che gli gira intorno: anche qui quindi esuberi di personale, attività commerciali che si vedrebbero drasticamente ridotto il numero di potenziali clienti, ecc… E in più il Governo ha intimato alla SEA (la società che gestisce gli aeroporti milanesi) di ritirare la richiesta di indennizzo di 1,25 miliardi di euro.

In pratica l’accordo prevede la svendita di Alitalia comprendente un prestito di 300 milioni di euro, il licenziamento sicuro di almeno 1600 dipendenti, l’abbandono di Malpensa e, ciliegina sulla  torta, nessuno deve protestare altrimenti l’accordo va a monte.

Allora tutti felici e contenti di regalare ai francesi la nostra compagnia di bandiera, proprio a loro che sono i nostri principali concorrenti in ambito turistico con il rischio, quindi, di regalargli anche parecchi turisti.

Complimenti agli ideatori di questo accordo (che hanno tutto da guadagnarci), un po’ meno a Prodi (che però non ci perde niente perché i soldi non ce li mette lui ma noi).

PS: ah, quasi dimenticavo, in cambio di tutto ciò abbiamo ottenuto il mantenimento del logo Alitalia sugli aerei, credo che questo possa ripagarci di tutto… o no?

13 Marzo 2008

Tra un mese si vota: ci sarà qualcosa di diverso questa volta?

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Manca un mese esatto alle elezioni politiche italiane e pensiamo sia il momento di iniziare ad analizzare la situazione attuale.

A prima vista sembrerebbe che questa volta il panorama politico sia completamente diverso da quello a cui siamo stati abituati negli ultimi 15 anni, ma è veramente così?

In effetti questa volta sulla scheda elettorale non ci saranno molti dei simboli che eravamo abituati a vedere dall’avvento della cosiddetta “Seconda Repubblica”: quindi niente Polo della Libertà né Ulivo ma neanche Forza Italia, DS, Alleanza Nazionale, Rifondazione Comunista, Verdi (solo per citare quelli col maggior numero di elettori). Certo, alcuni sono rimasti: UDC, Lega Nord, Italia dei Valori, Socialisti… Però è evidente che i partiti e gli schieramenti principali, quelli che poi effettivamente corrono per vincere le elezioni, non saranno presenti sulla scheda elettorale che ci verrà consegnata ai seggi il 13 e 14 aprile prossimi.

Anche i toni della campagna elettorale sembravano, almeno fino a qualche giorno fa, diversi: più pacati e meno indirizzati alla criminalizzazione dell’avversario. Sotto questo aspetto c’è stata una svolta dopo il famoso gesto di Berlusconi al Palalido di Milano frainteso grossolanamente dal centro-sinistra. Se infatti il leader del centro-destra era stato molto chiaro dicendo che è il centro-sinistra stesso a stracciare i propri programmi dopo aver ricevuto la fiducia degli elettori, non si può non notare un po’ di maliziosità e di ricerca dello scontro nelle affermazioni dei leader del centro-sinistra che hanno cercato di far passare quel gesto come un affronto: l’avversario che straccia il programma dello schieramento opposto (in questo possiamo dire che il centro-sinistra non è poi cambiato molto visto che ancora oggi cerca di deformare la realtà per poterla sfruttare a proprio favore).

Però ad uno sguardo meno superficiale non si può fare a meno di notare come tutti (o quasi) i candidati presentati da Popolo della Libertà (PDL) e Partito Democratico (PD) siano gli stessi già presenti nelle liste dei partiti che queste due nuove formazioni hanno sostituito. Per trovare qualche nome nuovo bisogna arrivare in fondo alle liste (e sappiamo bene che gli ultimi in lista difficilmente vengono eletti e quindi sembrano i classici “specchietti per le allodole”). In cima alle liste, in posizione sicura, ci sono sempre i soliti nomi che quando va bene sono gli stessi da 15 anni (ma in molti, moltissimi casi sono gli stessi da 30 o 40 anni).

Insomma, in conclusione possiamo dire che lo sforzo di rinnovare almeno l’immagine c’è stato ed è stato coraggioso (in fondo eliminare simboli ormai familiari per milioni di italiani a favore di simboli completamente nuovi non è cosa da poco). Ora però, perché questo rinnovamento risulti credibile, sarà necessario che anche le persone cambino. Gradualmente, certo. Però i posti di controllo, quelli che contano, devono essere pian piano lasciati da chi li occupa da svariati decenni a persone più giovani sia anagraficamente che come formazione politica (anche perché il mondo negli ultimi 50 anni è cambiato molto e politici che già erano in Parlamento all’indomani della nascita della Repubblica oggi non possono più dare molto al Paese).

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